A Bormio rivive lo spirito di Camus

Il premio Nobel per la letteratura nel 1957 Albert Camus figlio di immigrati francesi a Mondovì nell’allora colonia di Algeria, di cui il 4 gennaio si commemorano i 60 anni dalla morte accaduta in un incidente automobilistico, rivive alla sala terme di Bormio sabato scorso nell’incontro “Parole e Immagini” curato dall’ufficio Pubblicità della Banca Popolare di Sondrio, in collaborazione con la Commissione Cultura del Comune ospitante.
Ennesimo successo condotto magistralmente dal francesista bormino, Leo Schena, generoso verso la comunità di Bormio, per un evento giunto alla settima edizione, capace di portare cultura nel territorio e di offrire a residenti e turisti spunti di riflessione che vanno oltre lo sport. Dopo Quasimodo, Neruda, Eliot, Mann, Hemingway e Pasternak ecco il romanziere drammaturgo saggista e filosofo artista tra i più rappresentativi del secolo scorso, Albert Camus, scrittore fra i più lucidi della sua generazione nell’ illustrare la consapevolezza esistenzialista della condizione umana, nativo di quel paese transalpino che è la Francia, maggiormente insignito di premi nobel (complessivamente 15) cui l’Italia è particolarmente legata dal punto di vista storico e culturale.
Davide Vago storico e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e storico ha coordinato e dipanato la serata incentrata sull’opera di una grande solidità nell’impianto narrativo e innovazione stilistica ‘Lo Straniero, apparso sulla scena letteraria nel 1942 in un’epoca drammaticamente segnata dall’occupazione nazista. In cui il protagonista, Meursault, estraneo a sé stesso al mondo, indifferente a tutto ciò che lo circonda, è lo straniero’ eretto a simbolo della mancanza di senso che caratterizza l’esistenza umana.
Oltremodo valido l’ apporto recitativo di Cristian Poggioni voce narrante di tutti gli appuntamenti Nobel, attore prestigioso del Piccolo Teatro di Milano, un amico per Mario Alberto Pedranzini consigliere delegato e direttore generale della Banca Popolare di Sondrio.
La struttura sottesa al romanzo è la discontinuità temporale, appunta, il professor Schena, ogni frase è isolata, e il tempo chiuso in sé è un isola, così da riflettere lo stato di incomunicabilità fra le persone; sistematico è l’uso ricorrente del passè composè, il passato prossimo, forma analitica di passato e presente, particolarmente idonea a descrivere un’esistenza assurda e vuota fatta di automatismo.
Lo Straniero ha conosciuto trasposizione cinematografica nel 1967 nel capolavoro di Luchino Visconti per la produzione di Dino De Laurentis in cui uno straordinario Marcello Mastroianni interpreta il protagonista Marseault.
Il pubblico numeroso e attento ha ben apprezzato la rappresentazione anche nella sua crudezza di significato, capace proprio per questo di scuotere le coscienze universali verso la necessità di un approccio comunicativo tra gli esseri umani, quale base e significato primo dell’esistenza.

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