Basta morti sul lavoro!

 

“Fermiamo le morti sul lavoro”, recita lapidario lo slogan che accompagna l’attivo unitario dei Rappresentanti dei Lavoratori per la sicurezza, gli RLS di CGIL, CISL e UIL, tenuto nella mattinata di oggi a Sondrio, presso la Sala Enrico Vitali.
E l’imperativo è d’obbligo, dato il crescendo funesto dei decessi sui luoghi di lavoro. Trenta gli infortuni mortali in più, registrati lo scorso anno rispetto al 2017, ed un 2019 per il quale i dati dei primi sei mesi non lasciano ben sperare: parla infatti di 303 morti, attestati fino ad ora, la relazione del Presidente Inail alla Camera dei deputati, equivalente ad un aumento del 5,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Dati disarmanti che vanno a sommarsi a quelli concernenti le denunce di malattia professionale: 59.500 quelle registrate nel 2018, con un aumento del 2,6% in più rispetto al 2017.
Ben 1.177 i deceduti con riconoscimento di malattia professionale lo scorso anno.
Cifre non più accettabili e che mettono in luce una crescente vulnerabilità dovuta per buona parte all’idea, dettata dai venti di crisi niente affatto sopiti, che pur di accedere ad un’occupazione il lavoratore debba anche sottostare a condizioni stremanti ed insicure.

Settore edile, metalmeccanico ed agricolo quelli maggiormente colpiti dal fenomeno delle morti e degli infortuni sul lavoro. Ma il flagello, non esclude i lavoratori pubblici e della sanità.
I rappresentanti delle tre sigle sindacali, si trovano pienamente concordi nell’affermare che una risposta al dilagante fenomeno possa essere la presa di coscienza, da parte dei lavoratori, dei pericoli dinnanzi ai quali sono esposti, con un consapevole rispetto di tutte quelle norme già esistenti e che meriterebbero comunque dei miglioramenti.

Maggiori investimenti su prevenzione e sicurezza, presenza delle istituzioni pubbliche nei controlli, nelle ispezioni e nei servizi di medicina del lavoro oltre all’accrescimento di una cultura della sicurezza. Queste le richieste, doverose, da parte dei sindacati, che intravedono nel decreto sblocca-cantieri un appalto libero al massimo ribasso e nel quale a pagare sono solo i lavoratori. Le stesse sigle sindacali giudicano irresponsabile l’aver sottratto cinquecento milioni di euro alla prevenzione degli infortuni.
Otto milioni l’anno, sono quelli raccolti da regione Lombardia sotto forma di sanzioni grazie all’attività ispettiva.

 

 

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