Morte Zamberletti. La Valtellina ricorda.

 

Il “padre della Protezione Civile”, l’”iniziatore di un percorso” tracciato nel 1982 per volere dell’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, come ministro del coordinamento per i soccorsi sulle calamità.
E poi l’”organizzatore”, il “coordinatore”. Tanti gli apellativi con i quali, oggi, ricordare la figura di Giuseppe Zamberletti, scomparso lo scorso sabato all’età di ottantacinque anni.
L’ex parlamentare e ministro della Democrazia Cristiana che, nello scorrere di un capitolo della nostra storia costellato da eventi disastrosi, fu il pioniere e fautore di quella che oggi viene comunemente definita come “macchina dei soccorsi”.
Nel 1976 il terremoto in Friuli, nel 1980 quello altrettanto disastroso di Irpinia e Basilicata. Nel luglio del 1987, poi, il dramma dell’alluvione in Valtellina. Un evento ancora vivo nella memoria storica territoriale e nazionale, forse perchè tristemente resa attuale dal riproporsi, inesorabile, di eventi irrefrenabili che, nonostante il passare degli anni e le evoluzioni del progresso, confermano la potenza, distruttrice talvolta, della natura.
Furono le decisioni di Zamberletti, in accordo con Michele Presbitero, allora responsabile dei Geologi lombardi, e con Roberto Marchini, all’epoca Presidente della Provincia di Sondrio, a predisporre l’evacuazione immediata di un migliaio di abitanti entro la sera precedente dello smottamento della disastrosa frana del Pizzo Coppetto.
“Un comandante quando viene rilevato ha il dovere di non criticare lo Stato maggiore per non aumentare la confusione”, furono le prime parole del ministro al criticato passaggio delle consegne con Remo Gaspari, a cui è legata tutta la seconda parte della drammatica vicenda dell’alluvione, quella della rinascita.
L’avvicendamento avvenne proprio durante i giorni della catastrofe valtellinese, sotto il nuovo Governo Goria. E così fece, Zamberletti, che fino all’ultimo rimase al suo posto, continuando a lavorare.

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