Frontalieri: troppa esposizione al virus. Urgono soluzioni.

Non c’è pace per i frontalieri, tantomeno durante quello che è destinato a rimanere impresso come il peggior momento storico e sociale del nostro paese dal dopoguerra ad oggi.

Eh sì, perché i settantacinquemila lavoratori che accedono ai tre cantoni elvetici dalla nostra regione, in tempi di Covid-19 si trovano a fare i conti con una politica lavorativa non sempre degna della precisione tradizionalmente imputata ai cugini svizzeri.

Partiamo innanzitutto da un dato. Secondo i più recenti rilevamenti, è attestato In Svizzera il più alto tasso di contagi per milione di abitanti, su scala mondiale, con numeri che, aggiornati al pomeriggio di ieri, evidenziano 1.353 contagiati su milione di abitanti, secondo le stime del Worldometer, ben 130 in più dell’Italia. Numeri pesanti, figli di una politica errata e tardiva da parte degli elvetici, che pagano l’aver agito in ritardo con le tecniche di isolamento.

La paura serpeggia ovviamente tra i nostri lavoratori, i quali a casa propria rientrano ogni giorno, esponendo così i propri familiari ad un possibile contagio. Da parte di alcuni datori di lavoro d’oltre frontiera, un aut-aut a dir poco spicciolo, a coloro i quali hanno espresso delle perplessità. “Se non ti Dal minuto senti sicuro, puoi startene a casa, troveremo un altro al posto tuo”.

Nei giorni scorsi, da parte delle sigle sindacali italiane, la richiesta di un intervento alla Farnesina per poter giungere ad una sorta di Gentleman Agreement tra Italia e Svizzera, al fine di garantire che il Coronavirus non diventi una scusa per licenziamenti di massa. Licenziamenti che oltralpe, è bene ricordarlo, avvengono con preavvisi ben inferiori a quelli italiani, di soli quindici giorni.

Una cosa è certa. A mancare, è una strategia comune, Italia-Svizzera, per fronteggiare il fenomeno del contagio: intanto, i rischi per i più di settantamila frontalieri lombardi, rimane alto.

Ed è di ieri la lettera a firma dei sindaci della Comunità Montana della Valchiavenna, indirizzata ai vertici amministrativi del Canton Grigioni, e nella quale si fa riferimento al vertiginoso aumento di casi di contagio da Coronavirus e si richiede una fattiva collaborazione al fine di arginare il fenomeno tra Engadina, Bregaglia, Moesa e Poschiavo, chiudendo tutti i cantieri non essenziali per poter restringere le possibilità di contagio tra i lavoratori frontalieri lì impegnati. “Ve lo chiediamo come genitori, figli, fratelli, di coloro che valicano il confine”, termina il comunicato. 

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