Unione della Valmalenco appesa a un filo

Non accenna a rientrare la crisi in seno all’Unione dei comuni lombarda della Valmalenco, l’unica rimasta in vita in provincia di Sondrio, con quella di Torre e Spriana.
Forse non sarà la deblacle. Forse ancora una volta, dopo i molteplici fraintendimenti, chiamiamoli così, del passato, una quadra verrà trovata, tuttavia, per una realtà come quella malenca che puntava, decisa, alla fusione in Comune unico, le distanze restano profonde.
Il tema è la ripartizione delle quote parte dei conferimenti in Unione per coprire i servizi che offre. Ricordiamo che in capo all’ente è la gestione del personale dei tre Comuni, Chiesa, Lanzada e Caspoggio, oltre a tutto il resto, piscina comprensoriale, solo a titolo di esempio, compresa.
Il dietrofront da parte di uno dei tre membri, non sarebbe, quindi, indolore per nessuno. A manifestarne l’intenzione, Caspoggio, che non riesce a sopportare un aggravio di costi da conferimento in Unione senza evitare il default del proprio Comune. Aggravio che si avrebbe, nel caso in cui passasse la linea di Chiesa e Lanzada di riportare le percentuali di riparto delle spese allo stato iniziale, ovvero, 50% per Chiesa e 25% ciascuno per Lanzada e Caspoggio, in luogo di quelle in vigore dal 2011, rispettivamente, 52, 27 e 21%. Gli stessi revisori dei conti, hanno chiesto a Caspoggio di effettuare uno studio di valutazione, prima di, eventualmente, uscire dall’ente, oltre ad individuare nuove entrate o tagli di uscite.
Il problema è che la coperta è corta per tutti e tre. E non è un problema solo dei comuni malenchi. E al di la delle tensioni, delle incomprensioni, degli schieramenti, resta il problema di fondo della necessità di garantire i servizi e di sopportarne i costi.
Renata Petrella e Cristian Nana, sindaci di Chiesa e di Lanzada, assicurano di non poter sopportare altri oneri. E al collega Danilo Bruseghini, intervenuto ieri a titolo di precisazione su alcuni passaggi del recente consiglio dell’Unione, ricordano che “se è vero che non ha abbandonato la seduta – dicono – è anche vero che non ha partecipato alla giunta successiva, modus operandi consolidato, perché su sei organizzate e concordate si è presentato solo a due. Così come non è ammissibile che chieda, in consiglio – insistono -, pure con toni perentori, un innalzamento al 28% della posta di Lanzada, senza un primario passaggio in giunta che possa consentire al sindaco di interlocuire coi propri assessori. Per quanto, poi, Cristian Nana, in consiglio, abbia accettato di chiudere la partita a quota invariata, del 27%. Apertura non raccolta. E soprattutto, concludono i due sindaci, non è accettabile che due comuni siano in difficoltà di bilancio per favorine uno che potrebbe avere i conti in ordine se facesse gli opportuni tagli su servizi non essenziali”, e il riferimento è alla messa in funzione della seggiovia caspoggina, per la quale l’ente spenderebbe intorno ai 70mila euro l’anno.
Ciò detto, si intuisce come, l’Unione, a questo punto, sia appesa a un filo.

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