Presepi valtellinesi, l'arte locale

La storia del presepe risale al 1223 quando San Francesco d’Assisi, di ritorno da Betlemme, realizzò a Greccio in provincia di Rieti la prima rappresentazione della Natività dopo aver ottenuto il permesso da Papa Onorio III. Una tradizione italiana che di generazione in generazione si è diffusa in tutto il mondo cattolico fino ai giorni nostri e che mette in risalto anche luoghi e momenti di vita vissuta nostrani.
Ne sono un esempio i presepi in località Sasso a Chiesa in Val Malenco e quello a Selvetta di Colorina di Aldino Libera. Rievocazioni del passato valtellinese all’interno di presepi completamente realizzati a mano. L’opera della Val Malenco, inaugurata mercoledì ed aperta fino alla fine di gennaio, ha iniziato a prendere forma da agosto: il lavoro dell’intera contrada ha portato alla creazione di cinque ambientazioni che raccontano frammenti di vita passata. Le donne indaffarate a lavare i panni nella fontana del paese aprono la via verso la casa del laveggiaio che tornisce il suo lavec, la tradizionale pentola di pietra ollare del posto. Poi il fruttivendolo e il macellaio dove viene rappresentata la nobile arte della Norcineria, un momento di aggregazione in cui la comunità metteva a disposizione di chi ne avesse bisogno i propri prodotti. Tra strette vie si passa alla riproduzione della scuola e dell’osteria dove gli uomini trascorrevano il loro poco tempo libero, fino alla rappresentazione della natività.
A Selvetta di Colorina, invece, lungo la statale 38, è possibile visitare il presepe di Aldino Libera, che da 10 anni mette in risalto le località della media valle. L’attenzione nei particolari è massima: le case come la chiesa di Rodolo sono fatte con sassi veri e malta rispecchiando perfettamente la realtà, le montagne sono state realizzate prendendo massi dai monti e le ambientazioni rispecchiano le tradizioni valtellinesi.
 

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