“Il Cinema dei Papi”, l’ultimo libro di monsignor Viganò.

Il rapporto tra chiesa cattolica e cinema, le profonde trasformazioni nell’immagine del papato: si basa su questi argomenti l’ultimo libro di monsignor Dario Edoardo Viganò, “Il Cinema dei Papi”. Il vice cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e già Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, ha presentato la sua opera, venerdì scorso, nella sala Besta della Banca Popolare di Sondrio. Un volume capace di raccontare la nascita, avvenuta 60 anni fa, della Filmoteca vaticana che, con i suoi 8000 titoli, rappresenta un archivio unico nel suo genere e il principale veicolo per presentare il messaggio del Vangelo e della chiesa alle persone nel corso del tempo.

Alcune delle pellicole, sono state oggetto di dono rivolti ai pontefici, a partire da Pio XI. Variegati i gusti dei pontefici in tema di film.

In questi sessant’anni emerge l’entusiasmo, la curiosità, il sostegno delle iniziative da parte dei cattolici per il cinema, ma anche i pericoli insiti all’interno di questo strumento. Attraverso il rapporto tra chiesa e cinema è infatti possibile cogliere i processi di modernizzazione e mediatizzazione del nostro Paese. Un mezzo di comunicazione, quello dei film, il quale rispetto a una volta, ha cambiato il proprio dna, e che, secondo l’autore, sarebbe più corretto definire “audiovisivo”. Viganò è amante dei film, che pur non raccontando di tematiche necessariamente di ordine religioso, mettano in scena questioni concernenti il mistero della fede. “Before the rain” del regista macedone Milcho Manchevski uno dei suoi preferiti. 

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