Bepi Confortola, reduce irriducibile

L’alpinista Marco Confortola, dalla vetta del San Matteo, piange a suo modo la scomparsa dello zio, il Reduce Giuseppe Bepi Confortola detto Signorin, nato nel 1920 a Uzza, frazione di Valfurva. “Pian piano i nostri vecchi se ne stanno andando, scrive sul suo profilo, e con loro la nostra storia e le nostre tradizioni; mi mancherai Bepi grazie per i tuoi sorrisi, insegnamenti e consigli”. Bepi Confortola “è andato avanti”. Uno stuolo di labari delle Penne Nere, tra cui il vessillo nazionale, ha preceduto il solenne corteo funebre. Bepi, il Reduce della seconda guerra mondiale più anziano in vita in alta valle, per tutti sinonimo dei valori più profondi di cui lo spirito degli alpini è intriso. Segnato dalle vicende della battaglia di Nicolajewka sul fronte russo, con difficoltà ne raccontava, e non a torto.
“Bepi è Reduce anche oggi perché torna alla casa del Padre, dice il parroco Don Mario Bagiolo, che mai ha smarrito neppure in quell’inferno, che diceva, non augurava neanche a un gatto. Bepi è come un libro di storia da conservare e tramandare ai giovani. Non dimentichiamo che ha combattuto per noi, che oggi possiamo girare liberi per queste strade”.
Il ricordo di Bepi prende da dentro, dicono gli Alpini; era affabile, disponibile con tutti, amava stare con la gente.
Il figlio Angelo ha voluto un momento intimo con gli Alpini in cui ha mostrato spezzoni di vita del padre raccolti in un video per renderli eterni. Lo piange la Comunità che da Bepi ha appreso il sorriso del cuore; mancherà il suo sguardo sottile, talvolta lucido di emozioni, il modo di condividere la contagiosa risata, una burla e anche un bicchier di vino. Ma gli alpini non hanno paura.
 

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