Fonte Cinglaccia, c’è l’accordo

Unanimità da parte delle amministrazioni dei Comuni dell’alta Valtellina, Valdisotto, Valdidentro, Valfurva, che, uno dopo l’altro, nelle sedute consiliari di questi giorni, hanno deliberato la rideterminazione della durata della concessione del diritto d’uso della sorgente Cinglaccia alla Società Bormio S.p.A. per altri 43 anni, fino al 31 maggio 2062. Un atto che il Comune di Bormio attendeva dal 2013, quando, con sindaco Beppe Occhi, aveva preparato la delibera che gli altri Comuni avrebbero dovuto subito sottoscrivere per consentire la regolarità dell’esercizio dello stabilimento termale. Pochi giorni fa l’accordo e, questa mattina, la sottoscrizione della convenzione nello studio del Notaio Corradini. Una storia secolare quella della sorgente Cinglaccia e delle sue 12 fonti, data dalla Regione in concessione perpetua alla Società Bagni di Bormio da cui i Comuni sociali – Valdidentro, Valdisotto e Valfurva - ottennero la l’utilizzo di una parte di essa il 15 giugno 1895; Comuni che poi diedero a un privato, ingegner Alfredo Cola, il 1 giugno del 1913, l’esercizio di tutti i diritti affinché anche con una sottoscrizione di capitale pubblico ci si servisse dell’acqua per bagni pubblici e bibite. La storia continua: nel 1963 l’Azienda di Cura e Soggiorno di Bormio trasferiva al Comune di Bormio la maggioranza delle azioni della società Terme Bormiesi (il 51%) al fine di realizzare un moderno stabilimento termale capace di configurarsi come impianto turistico ricettivo. Negli anni ’90 la Comunità Montana è entrata come socio azionista col 26,80%. Da allora si sono succeduti una serie di investimenti. Il rapporto fra Società Terme e Comuni si è protratto per 99 anni previsti senza alcuna modifica della convenzione del 1 giugno 1913. Non è stato facile per i Comuni capire come continuare a garantire vita allo stabilimento termale, dal punto di vista anche della normativa vigente. Numerose le riunioni tra i sindaci in questi anni. 

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