18-28 luglio 1987: l’alluvione 32 anni dopo.

Sono trascorsi 32 anni dall’alluvione del 1987, eppure il ricordo resta, indelebile, in quanti hanno assistito ai fatti e in coloro cui sono stati tramandati. Comunità segnate dagli eventi, e, ciò nonostante, determinate a guardare avanti.
“Abbiamo celebrato il 30ennale, due anni fa, - precisa Osvaldo Bianchini, vicesindaco di Tartano – ma quest’anno non abbiamo previsto momenti commemorativi. I compaesani, pur onorando i propri defunti, hanno elaborato l’accaduto e ora vogliono andare oltre, pensare alla Tartano del futuro”.
Esattamente come stanno facendo, aggiungiamo noi, grazie all’investimento effettuato nel ponte del cielo e al ritorno in termini di immagine e di visitatori che sta assicurando.
Per dovere di cronaca ricordiamo che furono undici le persone a perdere la vita in seguito allo smottamento di acqua e fango che si abbattè sul condominio La Quiete interessando la strada e l’albergo sottostante. 35 le persone decedute in seguito alla frana del monte Coppetto, in Val Pola, avvenuta esattamente dieci giorni dopo, il 28 luglio, con la cancellazione totale del paese di Aquilone, a Valdisotto.
Anche a Valdisotto, come a Tartano, nessuna commemorazione ufficiale, anche se ieri sera, in tanti hanno partecipato alla proiezione del documentario “Storia di una scatola”, in dialetto di Sant’Antonio Morignone, cortometraggio realizzato da Giovanni Peretti nel settembre 2017, proiettato nella sala stua granda del museo Civico di Bormio. Documento aggiudicatosi il plauso della critica e della giuria del concorso “Corti di lunga vita 2017”, presieduto da Pupi Avati.

E’ la storia di una scatola, quella degli stek di Edoardo Giacomelli, anziano di Sant’Antonio Morignone, chiodini in legno per assicurare la tomaia alle scarpe, unico reperto sopravvissuto al tragico evento del 28 luglio. “La scatola è stata ritrovata dai vigili del fuoco ad Aquilone, in mezzo al fango, - assicura Peretti – e i vigili del fuoco ne hanno ritrovato il proprietario, Edoardo, appunto, alloggiato, all’epoca, insieme ai suoi compaesani alla casa di riposo di Bormio. 

La scatola dei chiodini è fra i pochissimi, forse l’unico reperto scampato alla frana ed Edoardo l’ha donata al Museo civico di Bormio dove è esposta. 

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