Giro d’Italia. E se chiude il Gavia?

 

Per gli amanti del Giro d’Italia, si avvicina la giornata del 28 maggio, quella destinata alla tappa Lovere-Ponte di Legno, sedicesima frazione, considerata dagli esperti la tappa più rappresentativa del Giro 2019.
Tappa di importanza nodale nell’ambito della competizione, in quanto decisiva per la classifica generale e quindi per l’assegnazione della maglia rosa, oltre che estremamente impegnativa per i partecipanti: 5.000 metri di dislivello per 226 chilometri di percorso.
Definita “tappone alpino”, la frazione del 28 maggio prossimo vedrà i corridori impegnati in due scalate degne di essere definite tali: quella della Cima Coppi, il Passo del Gavia, a 2.618 metri di altezza, pendenza media dell’otto per cento con picchi del 16, e distante ancora novantacinque chilometri dal traguardo.
Distanza nella quale i partecipanti saranno chiamati a tirare il fiato e dosare tutte le loro forze, in visione della seconda temibilissima arrampicata, quella del Mortirolo: quasi dodici chilometri con una pendenza media dell’undici per cento e picchi del 18.
Insomma, una tappa dal sapore epico e che non mancherà di imprimere al giro tutto quel fascino legato a nomi che nella corsa più amata dagli italiani hanno lasciato un segno indelebile: basti pensare a Gino Bartali, per sette volte iscritto nell’albo d’oro degli scalatori al Giro, o alle tre volte di Fausto Coppi. E poi Bitossi, Fuente, Chiappucci e Pantani, fino al britannico Chris Froome, migliore scalatore nel giro del 2018.
Ma a tenere col fiato sospeso aficionados della tappa e partecipanti innanzitutto, è quest’anno un dubbio amletico: Passo Gavia sì o Passo Gavia no? La differenza la farà la neve, data la situazione metereologica a dir poco inusuale (usando un eufemismo) di questo maggio così simile a novembre. L’ipotesi più ventilata in ambito organizzativo, lasciata trapelare da alcune voci di corridoio, lascerebbe presupporre che in caso di impraticabilità della Cima Coppi, gli organizzatori potrebbero optare per una doppia scalata del Mortirolo. Ipotesi allarmante innanzitutto per gli atleti, data la fatica erculea a cui verrebbero sottoposti qualora gli organizzatori dovessero riorganizzare il tracciato.
A noi, non rimane che attendere le volontà di Giove: sale nel frattempo il numero degli appassionati, fan delle due ruote e non, intenti ad organizzare una giornata di tifo sfrenato a bordo percorso, speriamo sotto il sole.

   

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