Esondazioni. La pesca a rischio.

 

“Non possiamo quantificare ora quali danni abbia subito il patrimonio ittico, faremo i campionamenti quando le condizioni del fiume si assesteranno”. Sono queste le prime dichiarazioni di Valter Bianchini, presidente di Unione Pesca Sondrio, all’indomani dei fatti alluvionali che hanno visto la bassa Valtellina e la Valchiavenna, protagoniste di uno tra i peggiori episodi di esondazione fluviale che il territorio possa ricordare.
E pare, di fatto, che non vi sia pace per fiumi e popolazione ittica che in essi trova il proprio habitat.
Laddove era stato avviato un processo di ripopolamento del fiume Mera, grazie all’immissione di novellame, dopo i danni creati dallo sversamento in acqua di circa 350.000 metri cubi di limo dell’invaso idrolelettrico di Villa di Chiavenna nei giorni seguenti alla frana del Pizzo Cengalo dello scorso anno, adesso l’incognita è davvero grande.
Riguardo poi le polemiche legate alla mancata rimozione di detriti dall’alveo del Mera, materiali inerti e di risulta, colpevoli di aver causato le tracimazioni, Unione Pesca, lamenta di aver segnalato più volte agli enti competenti il pericolo concreto di esondazioni dovute alla loro pericolosa presenza.
“Prima dell’alluvione del 1987 esistevano i silos, punti fissi di escavazione degli inerti, dove si depositava il materiale trasportato nei fiumi e da lì veniva prelevato con continuità; era un sistema estremamente efficace”, continua Bianchini. “Oggi ben poco viene fatto. Quello dei punti fissi di escavazione deve tornare ad essere all’ordine del giorno. Chiediamo alla comunità montana di Valchiavenna di convocare una riunione con tutti gli enti interessati”
Quel che è certo, alla luce di quanto accaduto ieri, sullo sfondo di una devastazione dell’ambiente naturalistico e delle colture, è che una soluzione vada trovata, e rapidamente, nel prevenire le cause di tale distruzione, considerando che mutamenti climatici e pericolose bizzarrie metereologiche sono oramai all’ordine del giorno.

 

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