Scars of life, l'altra faccia del dolore

Qui la sofferenza ha tratti precisi. Tagli o buchi tatuati nel corpo. Soprattutto nell'anima. Ma ad emergere nella mostra “Scars of life” allestita al museo valtellinese di Arte e di Storia è l'altra faccia del dolore. Si chiama speranza. Quella che 25 donne hanno scoperto una volta discese nell'inferno della malattia o della violenza, una volta compreso di sapercela fare a risalire. E a ricominciare. Così come nella tecnica giapponese di ricostruire i vasi rotti con l'oro, qui le ferite diventano segni di rivincita, simboli di coraggio, trasformandosi in arte. Ad immortalare la rinascita delle donne guerriere è stato il fotografo cagliaritano Daniele Deriu in scatti già esposti in Italia e in Europa. Vivide testimonianze raccontate con rara efficacia per una denuncia che non fa sconti. Una rassegna dal forte impatto emotivo che imprigiona lo sguardo e obbliga a riflettere sul valore dell'esistenza. Un pugno in pieno viso che scuote e ferma il respiro. Estremamente toccante. Poche parole per descrivere le immagini. Quadri in oro acidato che raccontano storie pesanti: linfomi, violenza domestica, morbo di Crohn, endometriosi, autolesionismo. E' la bellezza dell'anima che ha ricercato il fotografo Deriu. La bellezza di chi non si arrende davanti al dolore. Ancora una volta l'arte è terapeutica e profuma di altruismo. Il ricavato della vendita degli scatti andrà, infatti, al Centro antiviolenza “Il Coraggio di Frida” e alla Lilt. Una mostra che insegna. Entri e ne esci diverso. Impossibile restare indifferenti. Consigliata a chi sa che non distogliere lo sguardo è un dovere morale. Visitabile fino al 27 giugno.

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