Latouche: accontentarsi per sopravvivere.

 

Decrescita.
Un termine sin troppo abusato in un periodo storico nel quale l’umanità intera è alle prese con un conto, molto salato da pagare. Creditrice ne è la Terra, un pianeta sul quale l’uomo per troppo tempo ha operato, usato, smembrato, inquinato, ignorando quelle conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
A far luce su un tema che definire “urgente” è puro eufemismo, ci ha pensato lo scorso giovedì uno dei padri della decrescita pensiero, il professor Serge Latouche, nel contesto del progetto Abitare la Casa Comune del Centro di Etica Ambientale di Como e Sondrio.
Lui, uno dei riferimenti a livello internazionale per quello che è un modello di sviluppo alternativo rispetto al dominante, al globale, punta diritto “Verso la società della parsimonia e del benessere”: è questa la direttrice sulla quale si snoda una visione di sviluppo in cui la “decrescita felice” diviene l’antagonista di un altro pensiero, a guardar bene piuttosto contraddittorio: quello dello “sviluppo sostenibile”.

Serge Latouche, nemico assoluto del consumismo, rivendica invece la necessità di una valorizzazione del dialogo fra le culture, a una loro coesistenza. Opponendosi a quella che lui definisce “occidentalizzazione” del mondo.

Un’economia, quella della decrescita felice, che si combina alla perfezione con l’accontentarsi di ciò che si ha, limitando i propri bisogni per migliorare la qualità della vita ma soprattutto per essere felici. Insieme agli altri.

 

 

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