Bormio, rivive il mestiere del “Bekèir”

Al Museo Civico di Bormio si impara il mestiere del Bekéir, colui che macellava il maiale, detto ‘purcel’. Antica attività ormai scomparsa, che si svolgeva nella casa di chi commissionava il lavoro, riportata alla luce in un documento audio video, a tratti inquietante, realizzato nel 2016 da Giovanni Peretti e Duilio Tagliaferri. Protagonista, Giorgio De Monti, detto Garibaldi, nato nel 1929 a Cepina in Valdidsotto, morto nel 2017, mago del mestiere insieme alla sorella Irma. In sala, i figli (Italo, Franco, Lucia, Valerio, Lorenzo, Sergio, e Romina) e i nipoti, molti dei quali hanno fatto dell’insegnamento del nonno un’occupazione sicura. Pratica tradizionale, patrimonio della cultura popolare, la bekerìa in alta Valtellina era soprattutto una necessità del mondo contadino. Tra i compiti del Museo di Bormio quello di mantenerne vivo il ricordo.
All’epoca, tutti possedevano un maiale da macello, custodito nel cosiddetto ‘cork’; l’animale era amuleto di abbondanza, sostentamento in tempo di carestia; una volta ucciso, nulla veniva scartato. La macellazione durava tre giorni; le carni del maiale venivano messe in recipienti detti conca e marneta, prima di essere macinate a mano per 11 volte, e poi trasformate in sette tipi di impasti, insaccati con diverse legature. Il segreto del bekeìr stava nella miscela di spezie aggiunte, che caratterizzavano la provenienza del prodotto, fidelizzando il cliente. Le donne, erano le più esperte a fare il brodo di ossa e frattaglie: più ne conteneva l’impasto, più questo era buono.
I derivati del maiale venivano conservati nella ‘corada’, il soppalco della casa, per poi essere messi nella ‘canua’, la cantina. A macellazione completata, si faceva una grande festa. La bekerìa fruttava a De Monti circa 100mila lire, cui si aggiungevano pasti gratuiti nei giorni di lavoro e tasc, ossia assaggi di tutto quello che aveva ricavato dal suino.
Nipoti, Giulia ed Enrico De Monti.
Giorgio De Monti svolse il mestiere di bekeìr per 60 anni; raccontava, scherzando, un anno prima di morire, l’incubo ricorrente che al suo funerale sarebbe stato rincorso da tutti quei maiali che aveva macellato…

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