Idroelettrico, il monito dei sindacati

Ferve il dibattito attorno alle regole che dovranno presiedere il processo di rinnovo delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche in provincia di Sondrio. La legge nazionale quadro è entrata in vigore l’11 febbraio scorso e, ora, la partita passa a Regione Lombardia che, entro il marzo del prossimo anno, dovrà definire i vincoli da includere nei futuri bandi di concessione, atteso che sono scadute, in Valtellina, il 50% delle concessioni, mentre altre scadranno entro il 2029.
Sabato il convegno in tema, a Palazzo Muzio, alla presenza di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre ad intervenire, oggi, a gamba tesa, sono i rappresentanti del comparto elettrico di Cgil e Cisl. Valter Rossi e Mattia Pinalli, in un dettagliato comunicato stampa, stigmatizzano la politica seguita nel settore, che è stata quella di chiedere maggiori compensazioni economiche alle aziende produttrici di energia elettrica, Enel, Edison e a2a, lasciando, però, a casa centinaia di lavoratori.
Oggi gli occupati nel settore sono solo 346, e, per i sindacalisti, una decisa inversione di rotta, a livello politico, si impone. Dalle parti sindacali giunge, quindi, un pressante invito alle istituzioni e alla politica a metter mano all’annosa questione con determinazione assumendo a modello di riferimento quanto fatto in questi anni in Alto Adige dal Gruppo Dolomiti Energia che conta 1327 dipendenti. Mentre, in Valtellina, sommando tutti gli operatori del settore, Secam compresa, arriviamo a 800.

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