Schianto in Valmasino, assolti i vertici Elitellina

Assolti per non aver commesso il fatto. Così ha deciso il giudice per le udienze preliminari, Pietro Della Pona, nei confronti dei vertici e dirigenti della società Elitellina spa, Guido Fratta, Franco Moro, Enrico Carraro, Valerio Protasoni, Lorenzo De Stefani, e Stefano Ramponi, chiamati a rispondere dell’incidente mortale avvenuto il 31 luglio del 2015 sulla Cima di Zocca, in Valmasino.
Una tragedia del volo in cui trovarono la morte Agostino Folini, 51 anni, pilota Elitellina e, dal 2010, direttore operativo della medesima, Marco Gianatti, 35 anni, e Stefano Olcelli, 28, entrambi dipendenti della società di trasporto aereo con la qualifica di operatori a terra. Erano le 13.30 di quel fatidico ultimo giorno di luglio quando i tre colleghi impattarono contro la parete rocciosa, a 3100 metri di quota, e a soli 15 metri dalla linea di confine che collega la cresta al passo di Zocca, durante un volo di trasferimento dal Passo Marinelli alla Val Codera. Erano prossimi alla cima, in posizione idonea per aggirarla, ma le nubi insistenti in zona sbarrarono loro la strada.
Questa la tesi imperante, sposata anche dal giudice che si è espresso ieri pur prendendosi 90 giorni di tempo per stendere le motivazioni della sentenza.
Un incidente che destò clamore e commozione in tutta la nostra provincia e oltre, avvenuto con un Ecoureuil As 350, guidato da un pilota di grande esperienza. Per l’accusa, gli imputati avrebbero omesso di eseguire i dovuti controlli finalizzati a garantire la sicurezza del volo, in termini di manutenzioni ordinarie e straordinarie, di verifica dell’efficienza delle parti meccaniche e del motore, del segnale di allarme Elt e della qualità del carburante. Tesi smontata pezzo per pezzo dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Franco Del Curto, ma anche dal consulente dello stesso pubblico ministero, coordinatore del settore elicotteri dell’Anpac, associazione nazionale piloti di aviazione civile, Stefano Benassi. Tant’è che fu lo stesso Pm a chiedere in prima istanza l’archiviazione, cui si opposero i famigliari degli operatori deceduti. Opposizione accolta, nuova udienza in cui fu chiesta l’apertura della scatola nera dalla quale, però, non sortirono elementi utili a sostenere la colpevolezza degli imputati. Di cui l’assoluzione con formula piena.

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