Piuro, 40 "talpe" al Mot del Castèl

Riprenderanno questa primavera gli scavi archeologici al Mot del Castel, a Borgonuovo di Piuro, oggetto di un’intensa campagna archeologica partita lo scorso anno grazie allo stanziamento di 2 milioni di euro sul progetto Interreg Italia-Svizzera Amalpi 18. Finanziamento concesso per studiare gli effetti delle frane del Cengalo, nella Bregaglia svizzera, e del monte Conto, a Piuro, sul  paesaggio antropico.
Le basi per questa quarta campagna di scavi, dopo quelle del 1963, ‘66 e ‘88, erano state gettate nel 2015, con l’avvio di uno studio caldeggiato dal Comune di Piuro, dalla Soprintendenza ai beni archeologici,  dalla Comunità Montana Valchiavenna e da Regione Lombardia, teso a fare delle vestigia dell’antica Piuro, sepolta sotto la frana del 4 settembre 1618, un vero e proprio parco archeologico.
A curarne la realizzazione sul piano scientifico Fabio Saggioro, archeologo medievalista, docente di archeologia del paesaggio al corso di laurea in Quaternario, Preistoria e Archeologia dell’Università di Verona che ha condotto a Piuro 40 fra studenti e archeologi. Rimasti nell’area di scavo 6 settimane, fino alla copertura dell’area nello scorso autunno.
Le prime stratigrafie, come detto, risalgono al 2015, ma il clou dei lavori ha impegnato lo scorso anno, atteso che si protrarrà fino al 2022. Interessanti i primi rinvenimenti: un calice in pietra ollare, monete, sedimi di abitazioni dell'undicesimo e dodicesimo secolo.
I reperti ora si trovano presso il Municipio di Piuro, sono stati catalogati e verranno sottoposti a restauro sempre per iniziativa dell’Università di Verona.

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