Il maiale nero. Una giornata per scoprirlo.

Un’intera giornata dedicata alla scoperta, ma sarebbe meglio parlare di riscoperta, del maiale nero delle Alpi, con visite in fattoria, degustazioni, workshop ed incontri con allevatori e principali interpreti della suinicoltura autoctona.

Tutto questo nella giornata di ieri, nell’ambito dell’iniziativa organizzata da Pro Patrimonio Montano Valtellina e Valchiavenna, rete per la conservazione di quella enorme ricchezza offerta dalla natura montana alpina.

Una giornata che ha fatto tappa dapprima presso l’allevamento dell’azienda agricola “Pecora Nera” di Pianadello, Morbegno, e poi in un’altra realtà agrituristica, quella della Pedruscia, a Civo.

Presenti all’incontro, lo svizzero Hans Peter Grunenfelder, pioniere, ideatore e presidente di Pro Patrimonio Montano, l’associazione che copre le zone delle Alpi Centrali e Orientali, unendo così vari gruppi regionali e organizzazioni di allevatori, al fine di tutelare la conservazione di razze animali autoctone: tra queste, oltre al maiale nero, quelle della pecora ciuta, dell’oca prealpina, della mucca bisa e della gallina tirolese. E’ stato lui, originario di San Gallo, a raccontare come sia stata tracciata la linea maestra dell’associazione che raccoglie un crescente numero di allevatori aderenti.

Con lui, Daniele Baruffaldi, Presidente del Consorzio Tutela Cinta Senese, tra i primi a richiamare l’attenzione sul salvataggio e sul mantenimento, in natura, delle razze animali autoctone in Italia. Chi intraprende una attività di allevamento, deve essere pienamente cosciente dell’importanza del proprio atto e delle responsabilità a cui andrà incontro.

Ai presenti all’evento, circa sessanta tra allevatori ed appassionati, sono state fornite informazioni preziose circa le metodologie di allevamento di questo suino del quale, prima della recente reintroduzione per mano di Pro Specie Rara e Pro Patrimonio Montano, veniva attestata la presenza tra Valtellina e Valchiavenna fino a circa cinquant’anni fa. Un animale che necessita di una coltura all’aperto, la natura del quale è avversa agli spazi piccoli: l’immobilità rende difatti il suino troppo grasso, con un conseguente deterioramento qualitativo delle carni. Non a caso il maiale nero delle Alpi, veniva fatto pascolare assieme alle mucche lungo gli alpeggi.

Vita all’aperto, che ne determina però una minaccia: quella del contagio di malattie come la peste suina africana, focolai della quale trovano terreno fertile en plen air a causa dei possibili contatti tra capi di bestiame e selvatici. Di normative, rischi e ripari da contagi ha parlato Fabio Orsi, referente dell’ATS della Montagna.

Di benessere animale ha poi parlato, durante l’incontro, un’altra relatrice, Francesca Traversi, Presidente Club del Papillon sezione Valtellina, la quale si è occupata di trattare dell’importanza della filiera e della tracciabilità del prodotto che passa attraverso il cosiddetto Welfare dell’animale, le condizioni di vita consone all’animale che verrà macellato.

Presente all’incontro anche Gianmario Tramanzoli, direttore di APA, l’Associazione Provinciale Allevatori di Sondrio, e prezioso collaboratore nell’individuare le caratteristiche del maiale nero delle Alpi all’inizio di questa campagna di tutela e reintroduzione del suino nel nostro territorio, partendo dalle testimonianze raccolte nell’area di Grosio.

Al termine della giornata di incontri, sugellata dalla degustazione del buffet a base di carni suine, tutti i partecipanti si sono detti d’accordo sul bisogno di unità e di collaborazione reciproca tra gli allevatori, in un mondo in cui permangono forti i personalismi. 

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