COLDIRETTI: "ANNATA OK PER L'OLIO VALTELLINESE".

Raccolta in corso, gli uliveti superano i 100 ha
Marchesini: “Fino a pochi anni fa era una coltura sperimentale, oggi è una realtà produttiva da cui si
origina un olio buonissimo” – I produttori: “Ora è necessaria la realizzazione di un frantoio in valle”
SONDRIO – Il 2020 sarà un anno positivo, per l’olio “made in Valtellina”, con un primo bilancio che ribalta i chiaroscuri del 2019. Tutto mentre la raccolta entra nel vivo, tra i muretti a secco che si arrampicano sul versante retico (ma alcuni appezzamenti sorgono anche sulle pendici orobiche, ad esempio nella zona di Stazzona o del Rio Vallone).
Uno scenario unico, con gli ulivi carichi dei loro frutti mentre l’autunno colora la valle e la neve imbianca già le cime più alte: del resto, la Valtellina è tra le zone più a nord per la coltura dell’olivo - la sua combinazione con le altezze, dato che gli alberi, coi loro frutti, si coltivano fino ai 6-700 metri di quota.
L’olio 2020 sarà di qualità, grazie alla buona fioritura e a un’estate dal clima generoso: nemmeno le piogge autunnali e le basse temperature delle ultime settimane non sono riuscite a compromettere lo scenario, se non sotto il profilo delle rese al frantoio che per la stagione 2020 si attesteranno sul 10%/11% contro una media del 12%/13% e punte del 14%-15% nelle annate migliori.
“La coltivazione dell’ulivo raggiunge ormai i 100 ettari di superficie in provincia di Sondrio. Un dato che nessuno avrebbe potuto prevedere” spiega il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini. “E in più il nostro olio – già in commercio con le prime etichette made in Valtellina - è buonissimo, specchio di un territorio vocato. Una realtà vincente e concreta, nata da ciò che fino a pochi anni fa era pura sperimentazione. Ciò ha permesso anche di recuperare aree agricole inutilizzate nonché i terrazzamenti che, in origine, ospitavano vigneti già conquistati dal bosco e riportati a nuova vita dagli olivicoltori. Sempre più imprese agricole decidono di affiancare questa coltura alle loro produzioni più tradizionali. E la coltura è tuttora in espansione”.
La presenza dell’ulivo in Valtellina data dal cuore del Medioevo, ma è andata scomparendo negli anni: fu solo un trentennio fa (alla fine degli Anni Ottanta) che i primi agricoltori-pionieri decisero di tentare la coltivazione delle prime piante. Complici i cambiamenti climatici (con inverni più miti e gelate meno intense), l’esperimento ha avuto successo e, le piante di ulivo “valtellinese”, oggi sono divenute 15.000. Le varietà introdotte partono da quelle più diffuse nel centro Italia (Leccino, Pendolino, Frantoio, Maurino e Moraiolo), più altre tipiche del nord (Casaliva e Bianchera).
Solo due i momenti di forte preoccupazione, con le gelate-record del 1985 e del 2012. Ma le piante hanno resistito, “e hanno dimostrato la loro perfetta adattabilità al territorio valtellinese, a un microclima unico, che anche in inverno vede il territorio “protetto” dalle catene alpine e mitigato dall’aria più calda che soffia dal lago di Como” come racconta Ivano Foianini, perito agrario della Fondazione Fojanini di Sondrio: “Noi abbiamo iniziato negli anni Novanta a impiantare i primi oliveti sperimentali, ora abbiamo circa 100 varietà in prova: una biodiversità unica che consentirà di testare, nel medio periodo, le rese e l’adattabilità delle piante nel contesto valtellinese”.
E ora, per i produttori, si è fatta pressante la necessità di un frantoio: lo confermano Nello Bongiolatti e Antonio Bonini, produttori associati a Coldiretti che conducono i loro oliveti rispettivamente sulle alture di Berbenno e Morbegno: “E’ una struttura di cui ora si sente il bisogno, ad oggi dobbiamo portare le olive a frangere sul lago di Como, a decine di chilometri di distanza. Un frantoio valtellinese consentirebbe di accelerare la lavorazione, con un tempi di molitura più immediati e, di conseguenza, riflessi ancor più positivi sulla qualità”.

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