Tentato omicidio, l’uomo resta in carcere

Fermo convalidato e trasformato in arresto con l’applicazione della misura cautelare della detenzione in carcere. Questa la decisione del giudice per le indagini preliminari, Carlo Camnasio, dopo l’interrogatorio di sabato mattina, in Tribunale, a Sondrio, dove è stato tradotto Riccardo Tarotelli, 41 anni, di Berbenno, accusato di tentato omicidio aggravato e di sequestro di persona aggravato, per aver, prima raggiunto con due colpi di revolver la compagna 29enne, nella casa in cui si trovava a Piasci di Berbenno, poi essere fuggito e rinchiuso in una baita di montagna, ai Prati di Gaggio, con la figlioletta di un anno e mezzo.
Una vicenda che ha sconvolto le vite dei protagonisti, dei loro stretti famigliari, ma anche della popolazione di Berbenno, e, ancor più, di Monastero, dove la famiglia Tarotelli vive.
L’imputato, come annunciato venerdì dal suo difensore, l’avvocato Francesco Romualdi, si è avvalso della facoltà di non rispondere, tant’è che il passaggio di sabato in Tribunale, davanti al gip, si è risolto in pochissimi minuti, alla presenza anche del sostituto procuratore titolare dell’indagine, Stefano Latorre, e della difesa, lì garantita da Giuseppe Romualdi, in rappresentanza del figlio Francesco.
Un colpo di testa, ha definito il difensore, il fatto compiuto da Tarotelli, di professione avvocato, probabilmente determinato dal terrore di vedere disgregato il proprio nucleo famigliare, dato che la compagna voleva lasciarlo. Una reazione inconsulta che non potrà non produrre strascichi giudiziari, per quanto sia al vaglio della difesa la più opportuna strategia da seguire e verrà subito proposto il ricorso in Cassazione contro la convalida del fermo e l’arresto in carcere.
Va ricordato che al sostituto procuratore Latorre che lo aveva interrogato subito dopo il fermo, giovedì notte, Tarotelli aveva attribuito il ferimento ad un incidente, dovuto al fatto che fosse convinto di maneggiare una pistola scarica. Invece, era carica e due proiettili hanno raggiunto la compagna al collo e all’addome ferendola in modo serio. La donna è tuttora ricoverata in ospedale a Sondrio, sotto stretta osservazione, anche se non versa in pericolo di vita. Giunti in città da Trieste, dove vivono, i suoi genitori, cui l’avvocato Enza Mainini, difensore della vittima, ha chiesto l’affidamento temporaneo della piccola ora seguita, sempre in via temporanea, da una zia paterna.

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