Bormio Marketing punta sull'inverno, la stagione che cresce meno

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Nella sala Terme della Magnifica Terra si è tornati a parlare di Bormio Marketing - l’associazione deputata a promuovere il turismo dell’Alta Valtellina in modo univoco e sinergico. L’occasione è stata l’assemblea pubblica di mercoledì 27 febbraio, a un anno esatto dall’ultima. Il bilancio di questi cinque anni di operatività dell’associazione è buono, ma non basta. Nel 2018 il comprensorio ha superato il milione di presenze (per l’esattezza 1.041.452, quasi 200mila guadagnate rispetto alle 854.018 del 2014) suddivise in 532.277 a Bormio, 204.996 a Valfurva, 183.688 a Valdidentro, 108.871 a Valdisotto e 11.620 a Sondalo), ma l’obiettivo è arrivare per lo meno a un milione e mezzo.
Il direttore Maurizio Seletti e il neo presidente Stefano Clementi hanno rimarcato l’intenzione di concentrarsi con la promozione sulla stagione invernale, quella dello sci, che soffre. Sì, perchè se l’estate registra un incremento più consistente in valore assoluto pari al 32% (+105.000 presenze; gli italiani sono il 70%) l’inverno (dove gli italiani sono il 50%) cresce, ma con tassi più contenuti; gli ingressi sugli impianti sono aumentati del 2%, ma sono inferiori di 80.000 giornate rispetto al record degli anni 2008 e 2009. Dunque? Lo sci ha perso interesse in tutte le Alpi, è invecchiato, e gli impianti andrebbero ulteriormente riammodernati. Ed è in aumento anche il turista ‘slones’ quello che non viene per sciare, cui vanno offerte degne alternative.
Anche il gettito della tassa di soggiorno, con cui in parte viene finanziato Bormio Marketing, cresce, anche se meno proporzionalmente alle presenze, e dopo cinque anni ha raggiunto i 5 milioni e 178mila euro rispetto al milione del 2014. Un dato che fa ben sperare per il futuro, dato che nel 2022 cesserà, per Bormio Marketing, il contributo annuale di 800mila euro sui fondi della strategia o aree interne.
Per il direttore Seletti, è necessario “fare i conti con la struttura intrinseca della destinazione, la lontananza dai grandi centri urbani, gli scarsi collegamenti viabilistici e impiantistici, i pochi posti letto. E’ irrealistico pensare a una impostazione di mass market: la differenziazione è obbligatoria, occorre impegnarsi con altri strumenti, ma senza abbassare i prezzi. La Ryan Air della Montagna – ha concluso Seletti - non funziona qui”. 
La visione da qui a dieci anni in numeri? Raggiungere un tasso di internazionalizzazione con uno split annuale di stranieri-italiani pari a 60% e 40%; puntare su famiglie attive con bambini e dove possibile sul segmento dei nuovi turisti ovvero le coppie senza figli con doppio reddito e con maggiore capacità di spendere; fare un milione di giornate di sci e 500mila ingressi alle terme l’anno, ma soprattutto formare personale in grado di rapportarsi al mondo esterno filtrando la complessità del comprensorio.

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