Omicidio di via Don Bosco, Anna Forni resta in carcere

Convalida del fermo di polizia giudiziaria e mantenimento della misura della custodia cautelare in carcere.
Ha deciso così, il giudice per le indagini preliminari, Carlo Camnasio, al termine dell’interrogatorio di questa mattina, in Tribunale, a Sondrio, di Anna Forni, la 70enne accusata di aver ucciso il fratello Alberto, 80 anni, per soffocamento. Con l’intento dichiarato dalla donna, di portare a termine la volontà del congiunto di togliersi la vita, in seguito a ripetute crisi depressive.
Non è stata accolta, quindi, l’istanza dei legali di Anna Forni, gli avvocati Nicola a Paolo Marchi, del foro del capoluogo, di disporre per una misura cautelare meno restrittiva, quali gli arresti domiciliari, che la donna potrebbe scontare nell’appartamento di via Samaden, a Sondrio, acquistato prima di optare per la soluzione del miniappartamento collocato dentro la dimensione più protetta della Fondazione Longoni di via don Bosco 1.
Quella teatro dell’omicidio compiuto venerdì scorso, quando la donna ha soffocato il fratello, dopo che, quest’ultimo, come da lei dichiarato, aveva tentato di uccidersi assumendo una dose considerevole di farmaci.
Tesi che potrà essere confermata solo dagli esisti dell’autopsia, disposta per domani pomeriggio, presso l’ospedale di Sondrio, alla presenza sia del medico legale nominato dalla Procura, Paolo Tricomi, sia del collega nominato dalla difesa, Maurizio Robustelli Della Cuna.
In attesa del riscontro dell’esame autoptico, quindi, il giudice ha optato per il mantenimento della custodia in carcere, nella sezione femminile del Bassone di Como, anche perché alla confessione resa dall’imputata davanti ai Carabinieri, dai quali si era recata personalmente, venerdì mattina, è seguita una totale chiusura nel silenzio. Nè davanti al sostituto procuratore Marilina Contaldo, il giorno stesso, né davanti al giudice Carlo Camnasio, questa mattina, l’imputata ha più proferito parola. Un atteggiamento passibile di essere letto come contradditorio, quasi non vi fosse più la volontà di collaborare e tale, quindi, da indurre gli inquirenti a ricercare ulteriori riscontri alla confessione resa in prima istanza.
Riscontri in parte già trovati, e in parte da trovare.
Dal canto suo, la difesa, si è riservata di pronunciarsi in merito al provvedimento odierno, dopo l'effettuazione dell’autopsia.
 

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