Autismo: migliora la rete dell'assistenza

In Valtellina cresce la cognizione sull'autismo.
Ad una settimana di distanza dalla Giornata Mondiale della Consapevolezza su questo disturbo, in provincia emerge un quadro rassicurante sulla percezione di questa malattia: anche se cresce di poco la presa in carico dei pazienti (dai 49 del 2011 ai 52 attuali), la rete dei servizi offerta è però sempre più specializzata e mirata.
Rispetto al passato la patologia viene diagnosticata sin dai primissimi anni di vita, grazie a strumenti ed apparecchiature sempre più sofisticate di cui dispone anche il centro di Neuropsichiatria dell'ospedale di Sondrio.
Attualmente sono 60 i minori in provincia affetti da autismo, la maggior parte di loro affiancati dal Centro Psicoeducativo Anfass del capoluogo.
In poco più di 20 anni di attività, il centro, con sede a Mossini, ha compiuto passi da gigante, ampliando la gamma di trattamenti e attività per lo sviluppo delle abilità studiate specificatamente sui bisogni di ogni singolo paziente.
I progetti hanno quali focus principale lo sviluppo e la stimolazione delle capacità di comunicazione e di interazione sociale, le due maggiori difficoltà con cui sono costrette a convivere le persone autistiche.
“Con i nostri bambini cerchiamo di lavorare per risvegliare la loro curiosità e abilità di gioco – spiega la neuropsichiatra Maria Luisa Combi, responsabile del centro – la loro principale problematica è infatti quella di avere interessi molto limitati e soprattutto consuetudinari.”
Uno staff qualificato - composto da 3 educatrici, una logopedista, uno psicologo e la dottoressa Combi - accompagna passo dopo passo il cammino riabilitativo dei bambini: “Si cerca di eseguire il numero massimo di trattamenti (ovvero dai 2 ai 4 incontri a settimana) per i pazienti più piccoli, mentre con quelli più grandi ci si concentra maggiormente sulle terapie di gruppo.
L'obiettivo primario è il consolidamento delle reti sociali costruite durante il percorso di cura.”.
La neuropsichiatrica ci tiene a sottolineare che “è sbagliato pensare che i bambini autistici non siano intelligenti”: all'enorme difficoltà interazionale contrappongono una spiccata dote sensoriale, specialmente visiva: per questa ragione gli strumenti comunicativi più utilizzati riguardano sagome, figure e disegni: “La loro lingua è il disegno – chiosa la responsabile –i bambini in cura hanno una memoria fotografica incredibile: per comunicare con loro, basta adattarsi al loro linguaggio”.

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