Con la bresaola, vola la Valtellina

Si conferma ambasciatrice del nostro territorio in Italia e nel mondo, la bresaola della Valtellina Igp. Lo dice a chiare lettere il rapporto Ismea Qualivita 2018, che celebra il salume tipico per l’impatto economico territoriale che produce.
Bastano alcune cifre a raccontarne il posizionamento: quarta nella classifica nazionale tra i prodotti a base di carne dop e igp, con una produzione registrata nel 2017 di 13mila tonnellate, + 2,2% rispetto all’anno precedente, un valore alla produzione di 224 milioni di euro, ancora +2,2%, ed un valore di esportazione pari a 24 milioni di euro, addirittura + 23,8%. Mentre nella “parade” complessiva degli alimenti a marchio di qualità il salume tipico locale compare nella “top ten” ad un dignitosissimo 9° posto.
Particolarmente soddisfatto Franco Moro, presidente del Consorzio di Tutela della Bresaola della Valtellina, realtà che ha celebrato i suoi 20 anni di attività proprio nel 2018, e che tiene a sottolineare come <la bresaola di Valtellina Igp – dice – costituisca un volano per il territorio, ambasciatrice della qualità e del saper fare valtellinese, con enormi margini di sviluppo in Italia e all’estero”.
Un salume che piace, per quanto riguarda i mercati stranieri, soprattutto in Europa, e, in particolare, in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Danimarca e Svezia, ma che va forte anche in altri paesi come Canada, Svizzera, Emirati Arabi, Qatar, Armenia, Macedonia, fino ad Hong Kong. E il ritorno in termini in incoming turistico c’è, perché è comprovato che, in dieci anni, tanto è raddoppiato l’export di Bresaola Igp, quanto i flussi turistici nella valle con 594mila presenze nel 2006 contro le 960mila nel 2017, turisti provenienti proprio da quei paesi in cui il prodotto è più amato.
Letteralmente conquistato, infine, il mercato italiano considerato che, dalla costituzione del Consorzio di tutela, avvenuta nel maggio del 1998, ad oggi, 42 milioni di italiani sono stati conquistati dal prodotto breaola con un aumento complessivo del suo consumo pari al 45%. A funzionare, soprattutto nelle regioni del Sud, il prodotto in vaschetta, il cui consumo copre quasi la metà della produzione, confermandosi la tendenza emergente.
 

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