Confindustria. Lo scenario economico rallenta.

 

Un rallentamento in atto causato principalmente da un indebolimento della domanda interna, da una minore fiducia da parte delle industrie manifatturiere e da un quadro previsionale non certo tra i più rosei nell’ambito delle esportazioni.
Non è dei migliori il ritratto tracciato dall’Osservatorio Rapido e realizzato dal Centro Studi Confindustria di Lecco e Sondrio in collaborazione con Unindustria Como, diffuso nella giornata di ieri e concernente i dati su domanda, produzione e fatturato del quarto trimestre 2018.
Dati che attestanno, di fatto, una certa stabilità ma che nell’ambito riguardante il fatturato registrano qualche preoccupante flessione. In sintesi, una quota di indicazioni di calo equivalente a più del doppio dei casi di aumento.
Stabili rimangono attività produttiva, ferma al 53,5 % del campione, assieme agli ordini, che restano a loro volta statici per un campione di quattro imprese su dieci, ma con una penalizzazione sia sul fronte interno che su quello estero.
Insolvenza, ritardo dei pagamenti e aumento dei costi delle materie prime: sono queste le cause di criticità del quaranta per cento delle imprese disseminate lungo le provnce di Lecco, Sondrio e Como.
Ad essere meno colpito dalla contrazione è il settore metalmeccanico, più penalizzato, invece, quello del tessile.
Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, parla di un quadro non confortante, nonostante a prevalere sia la stabilità ed i segnali di rallentamento siano per il momento meno marcati e comunque disomogenei.
La ricetta per uscire dall’empasse? Mettere al centro delle politiche economiche l’impresa.
Di mancanza di risorse umane, parla invece Giulio Sirtori, Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, criticità contro la quale molto si sta mettendo in atto grazie a progetti dedicati all’educazione e allo sviluppo dei rapporti tra scuola e imprese del territorio.
Alla stabilità dell’attuale status quo sono improntate le previsioni per il prossimo futuro, nonostante le preoccupazioni per una diminuzione di fatturato ci siano, e siano altresì preoccupanti, con una crescita attestata al 9,5% contro un calo di fatturato, previsto invece al 31,4%.
A non destare preoccupazioni è il comparto occupazionale, per il quale i giudizi del Centro Studi Confindustria parlano di un quadro di generale stabilità, per ben tre imprese su quattro.

  

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