Il Prefetto: “Cuore e lavoro”.

Doveva essere un saluto istituzionale rivolto agli organismi sia civili che di polizia, amministrativi e di informazione della provincia di Sondrio.

Il commiato del Prefetto uscente, Giuseppe Mario Scalia, organizzato per la serata di ieri presso una struttura agrituristica di Dazio, ha invece smesso, sin dalle prime strette di mano, quell’aura di formalità, lasciando il campo a quella umanità che ha di fatto contraddistinto il pragmatismo, umano, dell’ufficiale prefettizio originario del Catanese.

Tre anni di operato, in una realtà territoriale con una popolazione contenuta, di 181.000 abitanti, e proprio per questo nella quale basta poco a rendere livello di professionalità, dedizione al lavoro e reale contatto con il territorio parametri decisivi.

In un periodo nel quale l’autoproclamazione sembra aver preso il sopravvento, ed in cui termini come “valore sociale” perdono il loro reale significato, a non essere mai “impallata”, mai oscurata, è l’immagine ed il concreto operato di una persona umile, innanzitutto, a fare notizia.

Tracciare un bilancio pone in evidenza, così, fatti ed episodi che rimangono a simboleggiare alcuni momenti significativi dell’incarico triennale.

Ed è dai rappresentanti di quelle istituzioni e delle realtà aziendali ed imprenditoriali che, a trapelare, resta innanzitutto la stima nei confronti di Giuseppe Mario Scalia. Tratteggiarne un ritratto, attingendo al colore dei ricordi, è cosa facile.

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