Sindacati mobilitati, 2mila posti di lavoro persi nelle costruzioni

Non solo la richiesta al governo dello sblocco delle grandi opere pubbliche (alcune peraltro già finanziate. Non solo la Tav ) che nel concretizzarsi garantirebbero maggiore occupazione fermando l’incessante emorragia di posti di lavoro (se ne potrebbero creare ulteriori 400mila), ma anche l’avvio di un nuovo piano di investimenti che sia funzionale per il territorio con una cabina di regia unica. E ancora limitare i dissesti idrogeologici e lo sblocco dei fondi per l’edilizia pubblica. Queste le principali richieste del comparto delle costruzioni evidenziate nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi per iniziativa delle segreterie provinciali Feneal, Filca e Fillea di Sondrio che venerdì prossimo scenderanno in piazza per uno sciopero generale di tutti i settori: cemento, edilizia, laterizi, legno, lapidei. I dati sono impressionanti: il settore si è praticamente dimezzato con un calo del 50% degli addetti in 10 anni. Per Sondrio circa 2mila unità. Numeri che non possono non fare riflettere. Una forte presa di posizione per una ripartenza futura.
Per i sondriesi, in particolare, fra le richieste principali l’attenzione sui rischi idrogeologici ed il recupero degli edifici che sono stati costruiti e sono disabitati. In primis anche la realizzazione della tangenziale di Tirano.
Cantieri fermi da far ripartire dunque per far risollevare il settore e nel contempo generare indotto.
 

 

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